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   Pianificazione, Ambiente e Urbatettura. 2004

Questa scorsa estate mi è capitato di far conoscere Campagna ad un amico-collega, evidentemente proveniente da altre “realtà”, dato che, con grande stupore, mi chiedeva se nella nostra città-territorio vigesse una qualche forma di pianificazione urbana, vista la miscellanea di edifici, sorti casualmente qua e la che gli si mostrava di fronte. Per non parlare della mancanza delle più elementari infrastrutture urbane.

Ho dovuto spiegargli che abbiamo un'annosa questione circa la variante al P.R.G. e la relativa mancanza di piani particolareggiati. Ma questo è solo uno degli aspetti che hanno determinato l'attuale scenario urbano e paesaggistico del nostro comprensorio. Quella passeggiata mi ha dato lo spunto per scrivere queste righe. Dagli anni '80 in poi, si è intensificato il caotico proliferare, sul territorio campagnese, di edifici sui quali ci sarebbe stato molto da discutere, oltre che sulla qualità intrinseca, anche sul rispetto delle norme legislative. Nel cosiddetto centro storico citerei il “Palazzo Ruggiero” - che ha irrimediabilmente stravolto la geo-morfologia del luogo di sedime - e le palazzine del “Castagneto” che hanno sortito molteplici effetti: di rimpinguare le casse dei costruttori, di distruggere ettari di bosco, di sottrarre una grossa quantità di abitanti al cuore del centro storico e, naturalmente, di aver creato un forte impatto ambientale.

Questi eco-mostri, nel cuore dell'ex centro storico, non potranno essere mai più rimossi!

Così come non si potrà più riavere il corso del torrente Atri e il suo alveo naturale dopo la cementificazione selvaggia con cui è stato coperto. Di quest'ultimo intervento ho avuto modo di parlare in un altro articolo a proposito della “Città dell'acqua”…

La mancanza di pianificazione territoriale, di indirizzi, di programmazione, di strategie, quindi una progettualità negata, porta inevitabilmente a fenomeni come quelli citati, che, col passare del tempo, diventano cronici, di difficile gestione e controllo, ma, soprattutto, di difficile, se non impossibile, risoluzione. E' inevitabile che dopo un così lungo periodo di deregulation il territorio abbia accusato il colpo, e si sia presentato, con tutto il suo carico di problematiche, alquanto provato e martoriato. Tutti i settori che sono legati direttamente o indirettamente alla pianificazione del territorio sono entrati in crisi: dall'urbanistica all'architettura, passando attraverso la tutela del paesaggio, con tutte le implicazioni socio-economico-culturali che questo comporta. I pochi progetti di opere pubbliche che negli ultimi decenni sono stati realizzati, tra mille difficoltà, dalle varie amministrazioni comunali che si sono succedute dovevano andare in una unica direzione: dovevano cioè far parte di un più ampio e univoco programma che, con congruenza pianificatrice, avrebbe dovuto legare e coordinare tra loro gli interventi. Ogni corrente politica di maggioranza ha invece intrapreso un propria strada, autonoma e solitaria – magari in rapporto antitetico rispetto alle precedenti amministrazioni della città. L'osservanza del pur esistente piano regolatore, se rinnovato e attualizzato ogni 10 anni, avrebbe evitato questi percorsi autolesionisti. La mancanza assoluta – di fatto - di uno strumento urbanistico così importante ha permesso di violentare il territorio, con speculazione edilizia e abusivismo. Quest'ultimo, poi condonato, l'ha fatta da padrone, in un circolo vizioso che continuerà fin quando ci sarà il condono e continuerà a mancare una seria pianificazione, prima che un adeguato controllo di vigilanza. Di depositi per attrezzi agricoli che si trasformano in ibride casette di campagna è pieno l'intero territorio, così come è pieno di più o meno eco-mostri, di brutte palazzine e palazzi, a volte talmente diversi tra loro che veramente sono paradigmatici di un caos diffuso.

Sembra che fuori dai vincoli di tutela del centro storico – naturalmente interpretati molto soggettivamente, ancor quando rispettati – ci si possa sbizzarrire senza limiti in forme, colori, volumi, composizioni.

Non me ne vogliano i colleghi ma è evidente che gran parte della responsabilità l'abbiano avuta anche loro.

Il prodotto di tutto questo, che tra l'altro ha poco da spartire con l'architettura è sotto gli occhi di tutti - non mi sembra infatti che sull'intero territorio si possa parlare di un'opera degna di essere definita tale, dal dopoguerra ad oggi.

Il non aver individuato sull'intero territorio, dalla complessa realtà geo-morfologica e urbatettonica, dei vettori di espansione urbana in ben determinate zone piuttosto che in altre – tenendo conto del trand delle aree urbane esistenti – e il non aver considerato le diverse vocazioni dei terreni - da destinare ad attività agricole, aree verdi, parchi, ma anche insediamenti produttivi, impianti sportivi, turistici o infrastrutturali – ha permesso di arrivare ad un grave momento, quello attuale, in cui più che mai si sente il bisogno di affrontare seriamente questi temi, la variante al P.R.G. in primis. E' emblematico il caso del Quadrivio, impreparato alla sua espansione urbana senza chiare demarcazioni e al rapido aumento demografico.

L'inurbamento caotico del Quadrivio se da un lato ha evidenziato i limiti della mancanza di pianificazione, dall'altro ha messo in crisi ancor di più – se possibile - il ruolo preminente del centro storico di Campagna. Oriol Bohigas, in una recente intervista rilasciata a Repubblica specifica un importante punto che può essere ricondotto al nostro specifico: “ Uno dei più seri obiettivi che deve porsi l'urbanistica è di stabilire dove finisca la città e dove cominci la campagna. E lì deve porre confini netti .” Mi sembra che tale assioma calzi perfettamente nel caso del Quadrivio e di tutti gli agglomerati urbani-frazioni del territorio, oltre naturalmente al centro storico, dove ritengo che non si sarebbe dovuto realizzare un solo metro cubo di nuovo costruito. Le numerose case sfitte del centro avvalorano questa mia convinzione. E a questo proposito si potrebbe pensare ad agevolazioni fiscali per chi intendesse investire nel centro storico.

Il nostro territorio ha la necessità vitale di infrastrutture e servizi, a cominciare dai più elementari interventi di urbanizzazione che ancora mancano su gran parte del territorio. Tralasciando il centro storico, e il suo ruolo di polo turistico-culturale e direzionale (tutto da reinventare), di cui ho parlato molto in altre circostanze, mi soffermerei in questa sede sugli interventi di cui necessita il Quadrivio, ormai fisiologicamente connotatosi come polo commerciale, data la sua strategica ubicazione lungo due importanti arterie stradali. Ha bisogno di strutture che lo qualifichino anche come abitato e non solo come città-dormitorio: impianti sportivi, villa comunale, polo scolastico, piste ciclabili, sale polifunzionali-multimediali, parchi-gioco, biblioteca-cineteca, isole pedonali, parcheggi, marciapiedi, ingressi alla città-territorio, sede distaccata della caserma dei C.C., potenziamento dell'ufficio postale, stazione distaccata dei VVUU, strutture per la ricettività turistica. E' inutile ribadire che, se espansione urbana deve esserci, nel lungo periodo, questa debba avvenire nella direzione di Campagna (almeno fino alla località S.Vito) per lenire la condizione di atavico isolamento in cui versa il centro storico. Per concludere vorrei chiarire che gli stessi servizi e infrastrutture cui facevo cenno per il Quadrivio devono realizzarsi anche alle frazioni, perché gli abitanti di tutto il territorio comunale hanno gli stessi diritti; non esistono abitanti di serie A e abitanti di serie B, come contrariamente i fatti dimostrano.

Campagna, 05/01/2004

arch. Lucio Ganelli