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   S.Maria D'Avigliano
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Giovanni d'Apia, primo signore di Campagna in età angioina, pare fosse sepolto in una chiesetta dedicata alla Madonna di Avigliano, la cui edificazione viene fatta risalire al 1240 quando, secondo una leggenda, vi fu ritrovato il simulacro di una Madonna proveniente da una chiesa della terra di Avigliano in Lucania. Tale tradizione non trova però conferma documentale: già nel 1164 si parla di «terre de tenimento avelliani de pertinentiis Campaniae prope ecclesiam sancte marie ... » ed in un contratto del 1177 si parla di una vigna in località Avigliano, località ancora richiamata in una donazione del 1229. Fustat2.jpg evidentemente creata per conferire maggiore prestigio alla chiesetta, posta a circa cinquecento metri di altezza fra i monti, a cinque chilometri dai casali di Campagna, ma in una buona posizione per permettere l'afflusso di pellegrini dalle zone interne circostanti, prima fra tutte la stessa Acerno.La figlia del conte Giovanni, Isabella del Balzo d'Apia, domandò al pontefice che le fosse concesso di costruire, sul luogo della primitiva fabbrica, una chiesa ed un convento da offrirsi ai padri francescani e quindi la sostituzione dell'esistente.  Alla richiesta del permesso di costruzione del convento è legata inoltre anche quella dello spostamento territoriale e temporale della fiera, dal luogo in cui si teneva «in ipsa terra Campaneae ab antiquo tempore», nelle immediate vicinanze del nuovo cenobio, ed in periodo diverso da quello che nel tempo antecedente coincideva con la mietitura. Fu così concesso nel 1377 che il mercato avesse luogo dal 14 al 27 avig2.gifagosto di ogni anno presso la fondazione religiosa . L'edificio «tamen parum et inops sicut tunc moris erat fuit extructum»  rimase ai minori Conventuali fino al 1440 quando, secondo la tradizione, pare abbia ospitato (fra il 1440 ed il 1443) S. Bernardino da Siena. La venuta del santo fu all'origine del passaggio del convento dai frati Conventuali agli Osservanti e fornì l'occasione per la decisione di ampliare le antiche e modeste fabbriche. I lavori iniziarono molti anni dopo:  alcune opere  riportano la data 1574, e gli affreschi, il 1575. I secoli successivi videro altri cambiamenti del complesso, composto dalla chiesa e dal convento, che alternava momenti di benessere a momenti di difficoltà che comportarono l'abbandono del cenobio nell'ultimo ventennio dell'Ottocento. Solo nel 1923, il vescovo, ottenuta la disponibilità dell'intero edificio, lo destinò a sede estiva del seminario diocesano avviandone anche i restauri, ultimati nel 1929. Sul piazzale di accesso affaccia il corpo longitudinale della chiesa dietro la quale si estendono le strutture conventuali organizzate intorno ad un chiostro quadrato. La chiesa ed il convento hanno l'ingresso sul fianco occidentale; la natura del suolo ed un accentuato dislivellocolon2.jpg comportano un piano di posa più basso per la fabbrica conventuale e la formazione di alti e forti arconi di sostegno che caratterizzano tutto il prospetto degli ambienti monastici; numerose aperture disordinate sono ricavate nelle pareti di fondo delle arcate che creano una forte zona d'ombra in facciata. Il portale principale dell'aula religiosa e il portalino del chiostro si aprono su un limitato spiazzo chiuso da un parapetto in muratura. Il portale della chiesa è un semplice arco in pietra, appena segnato da sottili modanature, mentre maggior interesse è accordato all'ingresso a mezzogiorno, laterale rispetto allo sviluppo della fabbrica, ma utilizzato come accesso principale. L'interno reca tracce evidenti della storia plurisecolare dell'edificio e delle numerose trasformazioni cui fu soggetto. Le colonne e le volte sono le parti superstiti (insieme all'acquasantiera formata da una colonna medievale dal fusto ad intagli geometrici con capitello a volute e vasca poligonale) del primitivo, trecentesco edificio, sulla cui posizione o dimensione è impossibile avanzare alcuna ipotesi. Il piccolo chiostro quadrato, quattro arcate a tutto sesto per ogni lato impostate su colonne dal fusto esile e con capitelli di diversa fattura e d'impronta quattrocentesca, costituisce un pregevole ambiente sufficientemente intatto. Il porticato è sormontato da un solo piano e nella parete liscia si aprono semplici vani scorniciati. La decorazione terminale è costituita da quattro file di coppi inserite nella muratura al di sotto della linea d'imposta della copertura a tetto; la rustica pavimentazione in grosse pietre e la vera da pozzo ottagonale contribuiscono alla suggestione dell'appartato e silenzioso ambiente in cui note di colore sono fornite dagli affreschi che decorano le lunette del porticato coperto da volte a crociera terminanti, sulla parete di fondo, in peducci pensili di gusto rinascimentale.